E' la luce quel che resta dei giorni in Israele.Luce mattutina da un antico splendore a Gerusalemme, Nazareth e sulle pendici del Golan.Partiti con un po’ di preoccupazione, siamo stati per sette giorni in un luogo che è tempo e storia, sovrannaturale e terrestre, testimonianza e progetto, fede e slanci utopistici, ferro e fuoco, lacerazione e coesione, ortodossia e integrazione, guerra e pace.
Così abbiamo vissuto i nostri giorni guardando i "passages" d'Israele. Senza pregiudizi, senza la coltre nebbiosa di ottuse contrapposizioni, senza pagare pegno a disinformazione e strumentalizzazione. Liberi di giudicare, con senso critico, il bene e il male, il giusto e l'ingiusto. Consapevoli che la complessità della Storia non è riducibile a slogan, formule, schiavitù ideologiche.
Quella terra è il nostro passato perenne.
Quella terra è un lungo medioevo di sangue; ma è anche un crogiuolo di culture che si sono parlate, che si sono interconnesse, che si sono scambiate lingue, gastronomie, metafore, aneddoti, sillabari dell'esistenza comune. Abbiamo potuto comprendere che Israele non è solo guerra, terrorismo e pericolo ma luogo così ricco culturalmente, che cambia per sempre il tuo modo di vedere le cose.Simi, Pepo, Marco, Matteo e Mondo
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